Capitolo 0. Una situazione

Resoconti oscuri per coscienze leggere

Da qui parto io

0.

La possibilità di poetare muore con Auschwitz (1), la giovinezza con il G8 di Genova. E noi siamo nati che tutto era già morto, e di morte non si può scrivere.

Quello che stupisce degli anni di piombo in Italia, è che la gente dovevi ammazzarla per farla tacere, perché non bastava fargli cambiare idea a suon di mazzette. Il periodo più orribile della storia di Italia, senza eguali. Dopo ci sono state altre fasi tremende, ma non si aveva più paura. Dopo il livello si è abbassato, e la gente bastava corromperla per fargli cambiare idea, per rimangiarsene una sua, o semplicemente per prendersela dalla propria parte. Il crollo abissale delle idee sotto il peso dei culi delle veline. Tutto nello stesso periodo: l’alleggerimento dei temi, e l’aggravamento dei culi, o meglio, della filosofia che ci sta dietro, una filosofia di vita apposita per sostenere l’ignoranza totale delle donne, per non fargli commettere l’errore di buttarsi in campo fronteggiando paritariamente gli uomini e i loro talenti; e nello stesso tempo si educava l’uomo ad essere bavoso tramite impulsi visivi. Un po’ come l’esperimento dei cani di Pavlov che al campanello sbavavano per la fame anche senza vedere il cibo, allo stesso modo alla vista delle pere gli uomini perdevano l’intelletto, e iniziavano a sbavare. Vallettopoli.

Che meraviglia. Gli italiani come cavie da laboratorio più efficienti dei topi peruviani. L’utilizzo dei mezzi di comunicazione per sciogliere in poltiglia l’intelletto delle persone. Produrre un popolo che vede nel lavoro e nel farsi da solo l’unico valore, che per contrapposizione necessita di svago come di un diritto, e possa ritrovarlo nella televisione, strumento magico che impone il proprio potere spacciandolo come un consiglio per raggiungere potere a propria volta. Comportatevi così: donne, uomini, questi sono i modelli di successo. Siate anche voi questi.

Un’opera magistrale.

Un’operazione chirurgica, il disossamento della spina dorsale di un popolo intero che si ritrova ad ondeggiare come alghe. Un periodo storico incredibile, nel quale si è riusciti addirittura a disinnescare la morte. Non che non si muoia, certo, ma si muore per quello che un buon cattolico chiamerebbe “disegno divino”, per la sfiga di un tumore, o per un incidente. Invece una volta capitava, a volte, di morire meglio. Magari perché avevi scritto un articolo esplicito, o perché avevi creato una legge sfavorevole per qualche potenza. Oppure semplicemente si usciva di casa e si rischiava, la morte e la salute, magari ad una manifestazione contro il G8.

Ascolto mio fratello e dei centri sociali, mio padre con il sessantotto, mio nonno che era partigiano. E ho ascoltato anche racconti sul bisnonno, che a 16 anni era in trincea e diceva che i sardi fumavano le sigarette al contrario perché non volevano suggerire la mira agli austriaci nel caso avessero voluto fargli saltare la testa. Tutta la mia stirpe puzza di morte e di lotta. Io invece, io che sono della generazione della leggerezza, della Montessori, e del “se i tuoi video su YouTube ottengono tot visualizzazioni poi ti pagano oh”. Pure la meritocrazia insomma.

Di cosa dovrei lamentarmi?

  1. Theodor Adorno, 1949: «Dopo Auschwitz, è barbaro scrivere poesie. È barbaro trarre piacere estetico dalla rappresentazione artistica della nuda, corporea sofferenza di quanti sono stati uccisi… Così tale sofferenza è quasi trasfigurata e deprivata di parte del suo orrore, e con ciò alle vittime è resa l’ennesima ingiustizia».

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