PRIMATI

Io come somma di vuoti di memoria

Il mondo aveva subito un’improvvisa accelerazione, un’evoluzione tecnologica costante e implacabile, calcolabile in termini fisici, con un’equazione molto simile a quella del moto rettilineo uniformemente accelerato. Dall’invenzione della stampante 3D, la prima, reperto ancora perfettamente funzionante, gelosamente custodita al Nouveau Louvre di Parigi, nell’Ex Sala Delacroix, il progresso non ha mai subito interruzioni o rallentamenti.

«Oggi, martedì 25 Aprile del 2040, alle ore 18.34, proprio in questo istante possiamo vantare il miglior benessere scientifico ed economico di sempre, sicuramente ­ e sottolineo “sicuramente”­ inferiore a quello che raggiungeremo tra 3 ore, o tra qualche mese. Potevamo finire come qualche vecchio film di fantascienza, su case volanti e schermi televisivi giganti, e invece no, abbiamo saputo mantenere intatta la nostra umanità, e il romanticismo, tutto questo grazie alla sensibilità del Movimento Hipster alla guida del Governo, che ha saputo manovrare questo sviluppo con immensa nostalgica maestria diffondendo uno stile anni ’50 che tutti noi condividiamo, così vivo di identità. Ci troviamo oggi, a festeggiare i 95 anni di pace che ci hanno permesso di portare avanti questo immenso progetto di democrazia diretta e digitale, di sviluppo e crescita, di libertà. Qui con noi, ho l’onore di presentare l’uomo arrivato in testa alle classifiche di Columbia University, Oxford, Mit, Toronto University e Jiao Tong Shanghai University, ecco a voi: l’uomo più felice del mondo, Alex Sole».

L’uomo apparse sul palco, un individuo comune, sulla quarantina, con un enorme sorriso (ci mancherebbe), e le rughe ai lati della bocca. Non era né elegante, né fuori luogo, decisamente banale, in ogni suo aspetto. Alex parlava di sé, era commesso, con figli e moglie, credente ma non troppo, istruzione di medio livello, nessun particolare talento o pulsione, ed evidente timidezza. È stato eletto come uomo più felice sulla terra, grazie a una dettagliata analisi dei contenuti di life network, su larga scala.

«Qual è il segreto della sua felicità?».

«Bhè, ho tutto, sono fortunato».

Ho tutto. Avere tutto. È dunque questo il segreto della felicità, pensava Mary, stringendo al petto il giocattolo del giorno, un album di figurine. Sì, gli album sono sopravvissuti ai tablet e ai cartoni 3D, grazie a un referendum del Partito Hipster, che riteneva alcuni giocattoli, “a maggior ragione se vintage, e magari macchiati dal tempo ­ -cito referendum- ­ educativi, e soprattutto fichi.” Mary pensava che le mancassero ancora troppe figurine per averle tutte, nonostante gli scambi con gli amici, a volte poco ortodossi (due figurine per un bacetto sulla guancia), e adesso sapeva che una volta che avrebbe colmato gli spazi vuoti, sarebbe stata felice.

Quella sera, esponendo il messaggio intuito, suo padre sogghignò, si allargò la cravatta e le spiegò che la vita è più complicata, che esistono molte altre cose oltre le figurine da avere e ottenere, e che si raggiungono solo con sacrificio e impegno. L’importante è che siano contabili. Al giorno d’oggi tutto è contabile, anche la felicità, esistono unità di misura nuove, analisi che possono contare tutto: la bellezza, l’intelligenza, l’innamoramento, il giusto e lo sbagliato; esistono applicazioni che potrebbero contare quanto vali stringendo solo il dispositivo, «quindi Mary, non perdere tempo con la qualità, che tanti si sono persi a raggiungerla, e cerca di creare qualcosa, nella vita, che abbia un valore numerico». Mary non capiva, un giorno quelle parole avrebbero avuto un senso, ne era sicura, il suo papà non sbaglia mai. Prende una bambola e si mette sul tappeto a giocare. Quel tappeto era carino, da quattro soldi, ma carino, con quegli uomini arancioni, che si tengono per mano e sembrano ballino in cerchio, e nell’angolo basso la scritta minuscola della marca “Matisse”, in font originale, effetto scritta a mano. Lo guarda giusto un attimo e riprende la bambola, «Bhè, questo disegno potrei farlo anch’io.» E corre via.

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