VOLUME

Estensione e ingombro di un corpo

In due siamo più grossi, occupiamo più spazio. Possiamo essere forti, un King Kong con meno peli. Non ci distrugge niente e nessuno, e calpestiamo la città come se le case fossero gusci d’uovo. Non ci dividiamo mai perché da soli si ha meno potere, e più paura, siamo un’enorme palla ermafrodita.

Qualche volta dobbiamo evitare un palo, o un albero, o una macchina, allora proviamo ad allungarci, a sfilacciarci, vediamo cosa si può fare per scavalcare l’ostacolo, e a volte capita pure di dividerci. Si sente più freddo, subito, è istantaneo, freddo, e una sorta di esposizione al clima imminente, più che al resto. E allora il sentimento è quello incondizionato di ricercarci, subito, e si allunga una mano, si rovista il vuoto, come fossimo cechi, ci ritroviamo e ci ricuciamo, come un pasticcio di carne.

E così conosciamo il mondo, e tutte le prospettive, anche una in più del necessario, con quattro occhi invece che due, come i ragni. Tocchiamo tutto con quattro mani, e camminiamo con quattro gambe su grandi distanze. Si capisce meglio il mondo così, pensiamo. Proviamo anche un po’ di pena per gli altri, così esili e precari, dei ramoscelli che scodinzolano nella direzione dell’aria. Basterebbe un po’ di pioggia per infossarli nel fango, o una giornata estiva per farli squamare al sole. Meno male per i progressi, dalla penicillina, all’ombrello, alle creme solari, altrimenti sarebbero spacciati. E noi, dall’alto del nostro enorme pancione ricolmo d’amore, poco abbiamo da dire, se non una pacca sulla spalla di incoraggiamento, fatta a due mani, dosando la forza per farla sembrare a una mano sola.

A volte s’incontrano palle d’altro tipo. Quella con sei arti, o quella quadrata. A volte si incontrano miscele strane, come carne e sassi, o piedi e capre. E si dice che quando si riusciva a crearne di enormi, si potevano schiacciare re e regine e sovvertire il sistema. La nostra è classica, la classica palla eterosessuale, medio borghese, giovane ed europea. Come se ne vedono mille, discendere le strade come fossimo dentro a un enorme flipper.

Non ricordiamo di quando eravamo un’unica porzione, ci ricordiamo solo che a volte le cose le vedevi dall’alto, perché quando si è meno, si è più leggeri, tipo spicchi di mandarino. Che se ad Ivrea si usassero solo gli spicchi per fare la battaglia, nessuno si farebbe male. È l’arancia intera il vero pericolo. E in quella piccola mezzaluna, come un sorriso, una barca, si era trasportati dai venti, delle intemperie, e dai rumori. Da lassù non si sovverte niente, è chiaro, ma qualche volta è meglio guardare il disegno da fuori, che farne parte. O almeno così insegnano i vecchi, che spesso si ritrovano a tornare spicchi, dopo una vita d’insieme, e dopo aver formato e sformato migliaia di entità geometriche con singoli o gruppi. Perché il baratto è immediato: un po’ di compagnia al prezzo della leggerezza. O in aria, o in terra, scegli. E qualunque sia la preferenza è questione di peso, e di forma, di colori a volte, e di odori. Lo spirito, se esiste, si nutre in altre tazze.

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